Hai ricevuto o trovato un contenuto che ritieni lesivo della tua reputazione e stai valutando una querela per diffamazione?
Prima di presentarla è importante ricostruire con precisione ciò che è accaduto, conservare le prove disponibili e verificare che siano rispettati i termini previsti dalla legge.
La querela non consiste semplicemente nel segnalare un’offesa: è l’atto con cui la persona offesa manifesta la volontà che si proceda penalmente per un fatto che ritiene costituire reato.
In questa guida vediamo come querelare per diffamazione, quali informazioni raccogliere, dove presentare la querela, quali documenti preparare e cosa può accadere dopo il deposito.
In sintesi: prima di presentare una querela per diffamazione è utile raccogliere il contenuto contestato, indicare quando e dove è stato diffuso, documentarne la diffusione, conservare eventuali elementi sull’autore e sulle conseguenze subite e verificare il termine per proporre querela.
Quando si procede a querela?
La querela assume rilievo quando la legge prevede che il reato sia perseguibile a querela della persona offesa. Nel caso della diffamazione, prima ancora di chiedersi come presentare la querela, è quindi importante verificare che i fatti descritti possano effettivamente integrare una condotta penalmente rilevante.
Non ogni frase negativa, critica, recensione o commento offensivo costituisce automaticamente diffamazione. Per valutare il caso possono assumere rilievo, tra gli altri elementi:
- le parole effettivamente utilizzate;
- la persona o le persone alle quali il contenuto è stato comunicato;
- il contesto nel quale è stato pubblicato o pronunciato;
- l’eventuale attribuzione di fatti specifici;
- la modalità e l’ampiezza della diffusione;
- la riconducibilità del contenuto alla persona che lo ha pubblicato;
- l’eventuale presenza di elementi che consentano di documentare il fatto.
Per questo motivo, una querela efficace non dovrebbe limitarsi a qualificare il contenuto come “diffamatorio”, ma dovrebbe descrivere concretamente che cosa è stato detto o pubblicato e in quali circostanze.
Se hai bisogno di capire prima di tutto se il caso può rientrare nella diffamazione, puoi approfondire la nostra guida sulla diffamazione, querela e risarcimento.
Qual è la differenza tra denuncia e querela?
Nel linguaggio comune si parla spesso di “denuncia per diffamazione”. Dal punto di vista tecnico, però, denuncia e querela non sono la stessa cosa.
La denuncia è l’atto con cui si informa l’autorità di un reato; la querela, invece, contiene anche la manifestazione di volontà della persona offesa affinché si proceda per il fatto denunciato.
Per un reato procedibile a querela, quindi, non è sufficiente limitarsi a raccontare ciò che è accaduto: deve risultare chiaramente la volontà di chiedere che si proceda nei confronti del responsabile.
Denuncia e querela: la differenza in breve
| Denuncia | Querela |
| Porta all’attenzione dell’autorità un fatto che può costituire reato | Comunica il fatto e manifesta la volontà che si proceda |
| Può riguardare anche reati perseguibili d’ufficio | Riguarda, in linea generale, reati per i quali la legge richiede la querela |
| Può essere presentata da chi ha conoscenza del reato nei casi previsti | È normalmente proposta dalla persona offesa o da chi la rappresenta nei casi previsti |
| Non coincide necessariamente con la richiesta di punizione dell’autore | Deve rendere riconoscibile la volontà di procedere |
Quali informazioni e prove raccogliere?
Prima del deposito, può essere utile raccogliere:
- il contenuto contestato, riportato integralmente quando possibile;
- screenshot completi, evitando di conservare soltanto una frase isolata;
- URL o indirizzo della pagina, se il contenuto è online;
- nome, username o profilo dell’autore, se conosciuto;
- data e ora della pubblicazione o della comunicazione;
- indicazione della piattaforma, sito, gruppo, chat o mezzo utilizzato;
- eventuali commenti, risposte, condivisioni o successive modifiche rilevanti;
- elementi che dimostrino la diffusione del contenuto;
- eventuali testimoni che abbiano assistito ai fatti o visto il contenuto;
- comunicazioni ricevute in conseguenza della pubblicazione;
- documentazione relativa alle conseguenze concrete che intendi far valere;
- eventuali informazioni utili per identificare l’autore, soprattutto quando il profilo è anonimo o utilizza uno pseudonimo.
È importante conservare anche il contesto, uno screenshot ritagliato può essere meno utile di una documentazione che consenta di capire chi ha pubblicato il contenuto, dove, quando, a chi era visibile e che cosa era scritto prima e dopo.
Per approfondire questo aspetto puoi consultare la guida su come provare la diffamazione e quella dedicata agli screenshot come prova della diffamazione.
Non aspettare di aver raccolto “tutte” le prove
La querela non richiede necessariamente che la persona offesa abbia già ricostruito autonomamente ogni elemento del caso. È però importante fornire all’autorità una descrizione il più possibile precisa dei fatti e indicare le fonti di prova già disponibili o quelle che potrebbero essere individuate.
Questo è particolarmente importante nella diffamazione online: un post può essere cancellato, un profilo può cambiare nome, una pagina può essere modificata o un account può diventare non più disponibile. Per questo, prima di chiedere la rimozione di un contenuto, può essere opportuno conservarne adeguatamente le tracce.
Dove e come presentare la querela?
La querela può essere presentata dalla persona offesa, personalmente o nei casi previsti tramite procuratore speciale. In concreto, è possibile rivolgersi agli uffici competenti della Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza o altri organi di polizia giudiziaria, secondo le modalità organizzative dell’ufficio, oppure alla Procura della Repubblica nei casi e nelle forme previste.
Le Procure indicano normalmente la possibilità di presentare la querela:
- oralmente, mediante dichiarazione raccolta a verbale;
- per iscritto, attraverso un atto di querela;
- tramite le ulteriori modalità previste dalla legge, come l’invio da parte di un incaricato o per posta nei casi in cui siano rispettate le formalità richieste.
Le modalità pratiche di ricezione possono variare tra gli uffici: prima di recarsi in Procura è quindi opportuno verificare le indicazioni dell’ufficio competente.
Posso presentare una querela senza avvocato?
Sì, la persona offesa può presentare personalmente la querela: la presenza di un avvocato non è un requisito generale per il deposito della querela.
La scelta di farsi assistere da un legale può però essere utile quando il caso è complesso, quando occorre valutare con attenzione la qualificazione giuridica dei fatti, quando l’autore non è identificato oppure quando esistono contestualmente profili di rimozione del contenuto, risarcimento o altre iniziative.
In particolare, può essere opportuno far valutare preventivamente la situazione quando il termine per querelare è vicino alla scadenza o quando la ricostruzione dei fatti presenta elementi controversi.
Che cosa portare al momento del deposito?
In linea generale, è opportuno avere con sé:
- un documento di identità valido;
- la ricostruzione scritta dei fatti, se hai già predisposto un atto;
- le copie o gli altri elementi di prova disponibili;
- eventuali riferimenti utili per identificare autore, pagina, account o testimoni;
- la documentazione che consenta di ricostruire date e modalità della diffusione.
Se la querela viene redatta da un professionista, può essere predisposta in modo da organizzare cronologicamente fatti, prove e richieste, evitando formulazioni generiche o non supportate dalla documentazione disponibile.
Come dovrebbe essere strutturata una querela per diffamazione?
Non è necessario trasformare la querela in una lunga memoria giuridica, per una situazione di diffamazione può essere particolarmente utile una struttura chiara:
1. Identificazione del querelante – Devono essere indicati i dati necessari a identificare la persona che presenta la querela.
2. Ricostruzione dei fatti – Occorre spiegare:
- che cosa è successo;
- quando è successo;
- dove o attraverso quale mezzo;
- chi ha pubblicato o comunicato il contenuto, se conosciuto;
- a chi è stato comunicato;
- perché il contenuto viene ritenuto lesivo.
3. Indicazione del contenuto contestato – Quando possibile, è preferibile riportare il contenuto nella sua forma originale o allegare la documentazione che lo riproduce. Nel caso di contenuti online, può essere utile indicare anche URL, profilo, piattaforma e data della rilevazione.
4. Indicazione delle fonti di prova – Devono essere indicati i documenti disponibili e, quando rilevanti, eventuali persone che possono riferire sui fatti.
5. Manifestazione della volontà di procedere – Deve risultare chiaramente la volontà della persona offesa che si proceda in relazione al fatto descritto.
6. Eventuali ulteriori indicazioni – A seconda del caso possono essere inserite informazioni utili all’identificazione dell’autore, alla ricostruzione della diffusione o alle conseguenze della condotta.
Quali termini occorre rispettare?
Il termine ordinario previsto dall’art. 124 c.p. per proporre querela è di tre mesi dal giorno in cui si ha notizia del fatto che costituisce reato, salvo che la legge stabilisca diversamente.
Il termine non va quindi confuso automaticamente con la data di pubblicazione del contenuto. Nel caso di una diffamazione online, ad esempio, possono essere rilevanti le circostanze concrete nelle quali la persona offesa ha avuto conoscenza del fatto e del suo significato.
Proprio per questo, quando la data di conoscenza del fatto è discussa o non è facilmente individuabile, è prudente non attendere gli ultimi giorni per valutare la presentazione della querela.
La scadenza del termine può incidere sulla possibilità stessa di procedere, per questo è consigliabile ricostruire fin dall’inizio:
- quando è comparso il contenuto;
- quando è stato visto;
- quando si è avuta conoscenza della sua diffusione;
- eventuali successive pubblicazioni o modifiche;
- ogni circostanza rilevante per stabilire la decorrenza del termine.
Che cosa può succedere dopo la presentazione?
La presentazione della querela non significa automaticamente che l’autore sarà condannato. L’atto viene ricevuto dall’autorità competente e trasmesso agli uffici giudiziari competenti. Successivamente possono essere svolte attività di verifica e indagine sui fatti segnalati.
A seconda del caso, possono essere approfonditi:
- il contenuto della comunicazione;
- la sua provenienza;
- l’identità del presunto autore;
- la modalità di diffusione;
- le persone che hanno ricevuto o visualizzato il contenuto;
- le prove documentali e digitali;
- le circostanze indicate nella querela.
L’esito dipende dagli elementi concretamente acquisiti e dalla valutazione dell’autorità procedente. La presentazione della querela, quindi, non equivale né a una dichiarazione di responsabilità dell’autore né alla certezza che il procedimento arriverà a giudizio.
E se l’autore è anonimo?
L’anonimato non rende necessariamente inutile una querela. Se l’autore utilizza un profilo falso o uno pseudonimo, è comunque importante conservare tutte le informazioni disponibili sul profilo e sul contenuto. Possono essere utili, ad esempio:
- username;
- URL del profilo;
- nome visualizzato;
- immagini utilizzate;
- data e ora delle pubblicazioni;
- eventuali indirizzi o recapiti pubblicamente associati;
- altri contenuti riconducibili allo stesso account.
L’identificazione dell’autore può però richiedere attività che non sono nella disponibilità della persona offesa. Per questo è importante distinguere tra profilo online identificabile e persona fisica effettivamente responsabile della pubblicazione.
Se il problema principale è proprio risalire all’autore, puoi approfondire la guida su come identificare l’autore di una diffamazione online.
La querela impedisce di chiedere anche la rimozione?
No, sono questioni diverse: la querela riguarda il possibile profilo penale della condotta, la richiesta di rimozione riguarda invece la permanenza del contenuto online e può essere indirizzata, a seconda dei casi, all’autore, al gestore del sito o alla piattaforma.
Le due iniziative possono quindi essere valutate separatamente, tenendo conto delle caratteristiche del caso. È però importante conservare le prove prima di chiedere la cancellazione, perché la rimozione potrebbe rendere più difficile documentare successivamente il contenuto originario.
Per questo puoi consultare anche la guida su come chiedere la rimozione di contenuti diffamatori online.
Posso chiedere anche un risarcimento?
La querela e il risarcimento sono due profili distinti: la querela riguarda la possibilità di attivare il procedimento penale nei casi in cui la legge richieda la querela della persona offesa, il risarcimento riguarda invece la tutela delle conseguenze dannose che la condotta può avere prodotto.
A seconda della situazione, possono quindi essere valutate anche iniziative sul piano civile e, nel procedimento penale, le modalità previste per far valere le proprie pretese.
Il fatto di presentare una querela non significa però che il risarcimento sia automatico: occorre valutare la condotta, il danno allegato e provato e gli ulteriori presupposti applicabili.
Per approfondire questo tema puoi consultare la guida sul risarcimento dei danni da diffamazione.
Errori da evitare prima di presentare una querela
Quando si riceve un’offesa o si scopre un contenuto potenzialmente diffamatorio, la reazione immediata può complicare la ricostruzione dei fatti. È preferibile evitare di:
- cancellare le prove prima di averle conservate;
- modificare o alterare gli screenshot;
- limitarsi a conservare una frase senza il contesto;
- pubblicare nuovamente il contenuto offensivo aumentando la sua diffusione;
- accusare pubblicamente una persona sulla base di una semplice supposizione;
- tentare di accedere abusivamente ad account o dispositivi;
- aspettare la scadenza del termine prima di chiedere una valutazione;
- confondere automaticamente una critica negativa con una diffamazione.
Una buona preparazione della querela parte quindi dalla documentazione dei fatti, non dalla quantità di accuse inserite nell’atto.
Come prepararsi alla querela per diffamazione: checklist finale
Prima di procedere, verifica di avere:
☐ ricostruito cronologicamente i fatti;
☐ conservato il contenuto contestato nella forma più completa possibile;
☐ annotato data, ora, piattaforma e URL;
☐ conservato screenshot e altri elementi disponibili;
☐ individuato, se possibile, autore, profilo o account;
☐ indicato eventuali persone che possono riferire sui fatti;
☐ documentato la diffusione del contenuto;
☐ raccolto gli elementi relativi alle conseguenze della pubblicazione;
☐ verificato il momento dal quale hai avuto conoscenza del fatto;
☐ verificato il termine applicabile per la querela;
☐ individuato l’ufficio presso il quale presentare l’atto;
☐ valutato se sia opportuno farsi assistere da un professionista.
FAQ – Domande frequenti sulla querela per diffamazione
La querela può essere presentata personalmente dalla persona offesa, secondo le modalità previste dalla legge, presso gli organi competenti di polizia giudiziaria o presso la Procura della Repubblica nelle forme previste. Può essere resa oralmente a verbale oppure presentata per iscritto. L’atto deve descrivere il fatto e rendere chiara la volontà di procedere.
Sì, non è generalmente obbligatorio nominare un avvocato per presentare personalmente una querela. L’assistenza di un professionista può tuttavia essere utile per valutare la qualificazione dei fatti, organizzare le prove, verificare i termini e decidere se affiancare alla querela altre iniziative.
Il termine ordinario è di tre mesi dalla notizia del fatto che costituisce reato, salvo diverse disposizioni di legge. Nel caso concreto è quindi importante verificare quando la persona offesa ha avuto conoscenza del fatto e se esistano circostanze particolari che incidano sulla decorrenza del termine.
Sì, il profilo penale e quello risarcitorio possono essere distinti. La possibilità di ottenere il risarcimento e le modalità per farlo dipendono però dalle caratteristiche del caso, dal danno allegato e dagli ulteriori presupposti applicabili.
Quando conviene far valutare la querela?
La valutazione preventiva può essere particolarmente utile quando:
- il contenuto è online e potrebbe essere cancellato;
- l’autore non è identificabile con certezza;
- non è chiaro quando sia iniziato il termine per querelare;
- il contenuto è accompagnato da accuse di fatti specifici;
- esistono più pubblicazioni o persone coinvolte;
- vuoi chiedere contemporaneamente rimozione e risarcimento;
- la situazione potrebbe rientrare anche nel diritto di critica, cronaca o altre forme di manifestazione del pensiero.
In questi casi, prima di depositare una querela può essere utile ricostruire fatti, prove, termini e obiettivo dell’azione.
Richiedi una valutazione del caso
Se stai valutando una querela per diffamazione, la prima fase consiste nel capire se i fatti possono essere rilevanti, quali prove conservare e quale termine applicare. Una valutazione preventiva può aiutarti a evitare errori nella ricostruzione dei fatti e a scegliere consapevolmente come procedere.
