Non ogni esito negativo di una cura, di un intervento o di una diagnosi configura un caso di malasanità. Perché possa esistere una responsabilità sanitaria risarcibile occorre, in sintesi, verificare la condotta sanitaria, le regole tecniche applicabili, il danno effettivamente subito e soprattutto il rapporto causale tra la condotta contestata e quel danno.
Il termine “malasanità” appartiene soprattutto al linguaggio comune. Dal punto di vista giuridico è più corretto parlare di responsabilità sanitaria, una materia disciplinata in particolare dalla Legge 24/2017, nota come Legge Gelli-Bianco.
La sicurezza delle cure costituisce infatti parte del diritto alla salute e la normativa dedica specifica attenzione sia alla prevenzione del rischio sia alla responsabilità degli operatori e delle strutture sanitarie.
La domanda corretta, quindi, non è soltanto: “Il medico ha sbagliato?”
Ma: “Cosa è successo, quale condotta era concretamente dovuta, cosa sarebbe probabilmente accaduto se fosse stata adottata e quale danno è derivato da quella condotta?”
È questa la differenza tra un semplice sospetto di errore e un possibile caso di responsabilità sanitaria.
Malasanità
> Tipologie di richiesta > Malasanità
Malasanità: risposta rapida alle domande più importanti
Quando si può parlare di malasanità?
Quando una condotta sanitaria, valutata alla luce delle circostanze concrete e delle conoscenze tecnico-scientifiche applicabili, risulta non corretta e ha determinato un danno che può essere causalmente collegato a quella condotta.
Un esito negativo significa automaticamente errore medico?
No, anche un trattamento correttamente eseguito può avere complicanze o conseguenze sfavorevoli. Bisogna distinguere il rischio intrinseco della prestazione dall’errore nella scelta, nell’esecuzione o nella gestione successiva.
Chi può essere responsabile?
A seconda del caso, possono essere coinvolti la struttura sanitaria, il singolo professionista o entrambi. La Legge 24/2017 prevede regimi differenti per struttura e sanitario, con specificità anche quando il professionista abbia assunto direttamente un’obbligazione contrattuale verso il paziente.
Quanto posso ottenere?
Non esiste un importo standard, il risarcimento dipende dalla natura e dall’entità dei danni, dalla loro durata, dall’età della persona, dalle conseguenze sulla vita quotidiana, dalle spese, dalle perdite reddituali e dagli ulteriori pregiudizi concretamente provati.
Per le lesioni di non lieve entità, dal 2025 esiste la Tabella Unica Nazionale prevista dal DPR 12/2025, applicabile anche ai danni derivanti dall’attività dell’esercente la professione sanitaria e della struttura sanitaria o sociosanitaria.
Quanto tempo ho?
Dipende dal tipo di responsabilità, dal soggetto coinvolto e dalle caratteristiche del caso. Non è corretto applicare automaticamente un unico termine a tutte le controversie di responsabilità sanitaria: la prescrizione va verificata sul caso concreto e non dovrebbe essere calcolata semplicemente contando gli anni dalla data dell’intervento.
Conviene fare causa?
Non necessariamente, una valutazione professionale dovrebbe considerare almeno responsabilità, causalità, danno, prove, termini e convenienza economica e processuale.
Hai un possibile caso di malasanità? Parti da queste 6 domande
Prima ancora di chiederti quale avvocato contattare, prova a ricostruire il caso attraverso queste domande:
- Che cosa è successo esattamente?
- Quale prestazione sanitaria è stata eseguita e quando?
- Quale conseguenza negativa si è verificata?
- Il problema era prevedibile oppure potrebbe essere una complicanza conosciuta?
- Che cosa è stato fatto dopo la comparsa del problema?
- Esistono documenti che consentono di ricostruire cronologicamente gli eventi?
Queste domande non servono a stabilire autonomamente se “hai ragione”, servono a capire se esistono abbastanza elementi per avviare una valutazione legale e medico-legale.
Un primo criterio pratico
Un caso merita particolare attenzione quando sono contemporaneamente presenti:
un possibile profilo di condotta non corretta + un danno concreto + un nesso causale plausibile + documentazione sufficiente per ricostruire i fatti.
Se manca uno di questi elementi, non significa automaticamente che il caso sia infondato. Significa che quel punto richiede un approfondimento.
Hai già cartella clinica, referti e documentazione sanitaria? La loro analisi può essere il primo passo per capire se esistono elementi tecnici da approfondire.
Errore medico, responsabilità e risarcimento: sono la stessa cosa?
No, sono tre questioni diverse.
1. Esiste una possibile condotta non corretta? – È la prima domanda tecnica.
2. Quella condotta ha causato il danno? – È la questione del nesso causale.
3. Quel danno è risarcibile e quanto vale? – È la fase della quantificazione del pregiudizio.
Questa distinzione è fondamentale perché può esistere un errore senza un danno risarcibile oppure un danno senza responsabilità sanitaria.
Un esempio
Un paziente subisce una complicanza dopo un intervento. Il fatto che l’intervento sia stato seguito da una complicanza non dimostra da solo che il chirurgo abbia sbagliato, bisogna chiedersi:
- la complicanza era conosciuta e prevedibile?
- il rischio era stato adeguatamente gestito?
- la procedura è stata eseguita secondo le regole tecniche applicabili?
- il problema è stato riconosciuto tempestivamente?
- la gestione successiva è stata corretta?
- il danno finale sarebbe comunque comparso?
Il professionista non parte quindi dal danno per cercare un colpevole: ricostruisce prima il percorso causale.
Come capire se si tratta di un errore medico o di una complicanza?
Una complicanza non coincide automaticamente con un errore medico. Una complicanza può verificarsi anche quando il trattamento è stato eseguito correttamente. Al contrario, una complicanza apparentemente “possibile” non esclude necessariamente la responsabilità se, per esempio, è stata gestita tardivamente o in modo non appropriato.
La domanda più utile è: Il danno si sarebbe verificato comunque se la prestazione sanitaria fosse stata eseguita e gestita correttamente?
La risposta richiede spesso competenze medico-legali e specialistiche.
Esempio
Dopo un intervento compare un’infezione. Non basta osservare: “Le infezioni possono capitare”, occorre ricostruire, tra le altre cose:
- quali condizioni cliniche aveva il paziente;
- quale procedura è stata eseguita;
- quali misure preventive erano previste;
- come è stata gestita l’igiene e la sterilizzazione;
- quando sono comparsi i primi segnali;
- quando è stata diagnosticata l’infezione;
- quali terapie sono state adottate;
- se il ritardo nella gestione ha aggravato il danno.
Proprio sulle infezioni nosocomiali, la Cassazione ha chiarito che non si tratta di una responsabilità automaticamente oggettiva: la valutazione passa anche dalla concreta organizzazione e dalle misure preventive adottate dalla struttura.
Quali sono i casi di malasanità più frequenti?
La responsabilità sanitaria può assumere forme molto diverse.
Errore o ritardo nella diagnosi
Un errore diagnostico può consistere, ad esempio, nel non riconoscere una patologia, nel sottovalutare sintomi rilevanti oppure nel ritardare un esame necessario.
Ma anche qui il punto non è semplicemente stabilire che la diagnosi è arrivata tardi, bisogna capire:
una diagnosi corretta e tempestiva avrebbe modificato concretamente il decorso della malattia?
Se la risposta è negativa, il ritardo potrebbe non aver prodotto un danno causalmente risarcibile. Se invece la diagnosi tempestiva avrebbe consentito un trattamento efficace e il ritardo ha comportato un peggioramento, il profilo causale diventa centrale.
Errori durante un intervento chirurgico
Possono riguardare, tra gli altri:
- tecnica chirurgica;
- lesioni di strutture anatomiche;
- mancato riconoscimento di una complicanza;
- errori nella gestione post-operatoria;
- ritardi nell’intervento correttivo.
Non basta però osservare che il risultato dell’intervento è stato negativo, occorre confrontare ciò che è accaduto con ciò che era concretamente richiesto dalle condizioni del paziente e dalla specifica procedura.
Errori nella somministrazione di farmaci
Possono riguardare:
- farmaco errato;
- dosaggio errato;
- interazioni non considerate;
- allergie non adeguatamente valutate;
- mancata sospensione o modifica della terapia;
- errori nella prescrizione o nella somministrazione.
Anche in questo caso è necessario ricostruire l’intero percorso terapeutico.
Infezioni ospedaliere
Le infezioni correlate all’assistenza richiedono un’analisi particolarmente rigorosa. La domanda non è soltanto: “L’infezione è stata contratta in ospedale?”
Ma anche: “Quali misure di prevenzione erano richieste, quali sono state adottate, quali risultano documentate e quale rapporto esiste tra eventuali carenze e danno?”
La giurisprudenza di legittimità ha attribuito rilievo alla dimostrazione delle misure preventive e organizzative adottate dalla struttura.
Danni da parto e responsabilità ostetrico-ginecologica
Sono casi particolarmente delicati perché possono coinvolgere:
- madre;
- neonato;
- struttura;
- professionisti diversi;
- danni immediati e conseguenze future.
La valutazione deve spesso ricostruire minuto per minuto la gestione della gravidanza, del travaglio, del parto e dell’assistenza successiva.
Quando un errore medico dà diritto al risarcimento?
Non basta dimostrare che una condotta sanitaria non era la migliore possibile, occorre collegare quella condotta a un danno concretamente risarcibile.
La Legge 24/2017 stabilisce che l’attività sanitaria deve essere svolta nel rispetto delle raccomandazioni previste dalle linee guida, quando pubblicate secondo il sistema previsto dalla legge, tenendo comunque conto delle specificità del caso concreto; in mancanza, assumono rilievo le buone pratiche clinico-assistenziali.
Questo significa che le linee guida sono importanti, ma non costituiscono una sorta di automatismo.
Il caso concreto conta
Un professionista può trovarsi davanti a un paziente che:
- presenta più patologie;
- assume numerosi farmaci;
- ha caratteristiche anatomiche particolari;
- è in condizioni di emergenza;
- non risponde al trattamento standard;
- presenta un quadro clinico atipico.
La valutazione deve quindi chiedersi quale fosse la condotta appropriata per quella persona, in quelle circostanze.
Chi è responsabile: medico, ospedale o entrambi?
Dipende dal rapporto giuridico e dalle modalità con cui è stata erogata la prestazione. La Legge 24/2017 distingue il regime della struttura da quello dell’esercente la professione sanitaria.
In sintesi, la struttura sanitaria risponde, per le condotte degli esercenti di cui si avvale, secondo il regime previsto dagli articoli 1218 e 1228 del Codice civile. Il sanitario risponde invece, in via generale, ai sensi dell’articolo 2043 del Codice civile, salvo che abbia agito nell’adempimento di un’obbligazione contrattuale assunta direttamente con il paziente.
Perché questa distinzione è importante?
Perché può incidere su:
- regime della responsabilità;
- onere probatorio;
- prescrizione;
- soggetti da coinvolgere;
- copertura assicurativa;
- strategia processuale.
Per questo non è sempre corretto impostare una controversia come: “Faccio causa al medico.” Prima bisogna capire chi è giuridicamente coinvolto e perché.
Quanto tempo ho per chiedere il risarcimento per malasanità?
In termini generali, la struttura sanitaria è normalmente interessata dal regime della responsabilità contrattuale, mentre il professionista è generalmente soggetto al regime extracontrattuale quando non esiste un’obbligazione contrattuale diretta con il paziente. Ma la qualificazione concreta del rapporto può modificare il termine applicabile.
Per questo non è sufficiente sapere: “L’intervento è avvenuto cinque anni fa”, ma bisogna verificare:
- chi è il responsabile;
- quale tipo di responsabilità viene fatta valere;
- quando il diritto può considerarsi esercitabile;
- se ci sono stati atti interruttivi della prescrizione;
- se esistono circostanze particolari;
- se il danno si è manifestato o è stato riconoscibile in un momento successivo.
Perché questa verifica va fatta subito?
Perché un caso potenzialmente fondato può diventare molto più difficile da tutelare se si interviene tardivamente. Se l’evento risale a diversi anni fa, la verifica dei termini dovrebbe essere una delle prime attività della consulenza.
Quali prove servono in una causa per malasanità?
La documentazione sanitaria serve soprattutto a ricostruire la sequenza degli eventi. Non deve necessariamente contenere una frase che “ammette l’errore”, la prova può derivare dall’insieme di:
- cartella clinica;
- referti;
- esami diagnostici;
- immagini;
- prescrizioni;
- lettere di dimissione;
- consenso informato;
- documentazione del pronto soccorso;
- documentazione di ricoveri successivi;
- certificati;
- documentazione riabilitativa;
- ricevute e fatture;
- documentazione lavorativa;
- testimonianze, quando rilevanti;
- consulenze medico-legali;
- valutazioni specialistiche.
La mappa delle prove: quale documento serve a dimostrare cosa?
| Documento | Che cosa può aiutare a ricostruire |
| Cartella clinica | attività svolte, tempi, condizioni del paziente |
| Referti | risultati degli esami e diagnosi |
| Immagini diagnostiche | quadro clinico prima e dopo |
| Lettera di dimissione | diagnosi, terapia e indicazioni successive |
| Consenso informato | informazioni fornite e trattamento autorizzato |
| Prescrizioni | terapia indicata |
| Documentazione successiva | evoluzione del danno |
| Ricevute e fatture | spese sostenute |
| Documentazione lavorativa | eventuale perdita reddituale |
| Documentazione assistenziale | necessità di assistenza e relativi costi |
Un principio pratico importante
Non cercare soltanto il documento che “dimostra l’errore”, cerca tutti i documenti che consentono di ricostruire la storia clinica. Spesso è proprio la sequenza temporale a rendere comprensibile il caso.
Cosa deve verificare un professionista davanti a un caso reale?
Un avvocato civilista esperto di responsabilità sanitaria non dovrebbe limitarsi a leggere il racconto del cliente e decidere se “sembra esserci malasanità”. Una valutazione segue normalmente più passaggi.
1. Ricostruzione cronologica – Cosa è successo, quando e in quale struttura?
2. Individuazione della prestazione contestata – Diagnosi, intervento, terapia, monitoraggio, dimissione, gestione di una complicanza?
3. Analisi tecnica – Quali erano le regole professionali applicabili?
4. Analisi del nesso causale – Il danno è effettivamente riconducibile alla condotta contestata?
5. Valutazione del danno – Quali conseguenze temporanee e permanenti si sono prodotte?
6. Individuazione dei soggetti responsabili – Struttura, sanitario, più professionisti, altri soggetti?
7. Verifica dei termini – Il diritto è ancora esercitabile?
8. Analisi della prova – Quali elementi sono solidi e quali invece devono essere dimostrati?
9. Valutazione economica – Quale potrebbe essere il valore della controversia e quali costi comporterebbe?
10. Decisione strategica – È preferibile una richiesta stragiudiziale, una soluzione conciliativa, un procedimento tecnico preventivo o un giudizio?
Questa è la vera differenza tra “avere una storia convincente” e avere un caso giuridicamente sostenibile.
Quanto conta il medico-legale?
In molte controversie di responsabilità sanitaria è fondamentale. Il legale analizza soprattutto:
- responsabilità;
- strategia;
- soggetti coinvolti;
- prescrizione;
- procedura;
- quantificazione giuridica del danno;
- rapporto con controparte e assicurazione.
Il medico-legale deve invece contribuire a valutare:
- condotta sanitaria;
- lesioni;
- conseguenze;
- compatibilità causale;
- invalidità;
- evoluzione clinica.
La Legge 24/2017 dedica inoltre specifica attenzione alla qualificazione degli esperti chiamati a supportare la valutazione tecnica delle controversie sanitarie.
Un buon parere medico-legale non dovrebbe limitarsi a dire “c’è stato un errore”. Deve spiegare il percorso causale che collega l’errore al danno.
Quanto posso ottenere per un caso di malasanità?
Non esiste un tariffario universale del “risarcimento per malasanità”, il valore dipende dal danno concretamente prodotto. Possono assumere rilievo:
- danno biologico temporaneo;
- danno biologico permanente;
- componente morale del danno non patrimoniale;
- conseguenze sulla vita quotidiana;
- spese mediche;
- spese di riabilitazione;
- necessità di assistenza;
- costi futuri;
- perdita o riduzione del reddito;
- ulteriori danni patrimoniali provati;
- conseguenze rilevanti per i familiari, quando riconoscibili secondo le regole applicabili.
Per le lesioni di non lieve entità, il DPR 12/2025 ha introdotto la Tabella Unica Nazionale relativa al valore pecuniario dei punti di invalidità e ai criteri collegati, includendo espressamente i danni conseguenti all’attività sanitaria.
Gli importi delle tabelle, tuttavia, non consentono da soli di prevedere il risarcimento di una persona: occorre prima stabilire il danno e la sua riconducibilità alla responsabilità sanitaria.
Perché due persone con lo stesso errore possono ricevere risarcimenti molto diversi?
Perché non si risarcisce semplicemente “l’errore”, si risarciscono le conseguenze giuridicamente rilevanti del danno. Possono cambiare radicalmente:
- età della persona;
- percentuale e natura dell’invalidità;
- durata dell’inabilità;
- necessità di assistenza;
- spese sostenute;
- spese future;
- conseguenze lavorative;
- conseguenze sulla vita quotidiana;
- situazione precedente;
- possibilità di recupero;
- eventuali concause.
Quante possibilità ho di vincere una causa per malasanità?
Nessun professionista serio può indicare una percentuale attendibile senza analizzare il caso concreto. Una valutazione più utile è classificare la controversia.
Caso potenzialmente forte
- documentazione completa;
- condotta tecnicamente ben identificabile;
- nesso causale sostenibile;
- danno rilevante;
- termini verificati;
- consulenza medico-legale favorevole.
Caso intermedio
- possibile errore;
- documentazione incompleta;
- nesso causale discutibile;
- presenza di concause;
- necessità di ulteriori accertamenti.
Caso debole
- danno non documentato;
- condotta non chiaramente censurabile;
- complicanza pienamente compatibile con una corretta prestazione;
- assenza di nesso causale;
- problemi probatori significativi;
- termini problematici.
La domanda professionale è un’altra
Non: “Posso vincere?”
Ma: “Quanto è sostenibile il caso, quale valore ha, quali sono i costi e quali rischi comporta?”
Una decisione razionale può essere rappresentata così:
forza della prova × probabilità di successo × valore potenziale − costi − tempi − rischi.
Conviene fare causa per malasanità?
Conviene approfondire un caso quando responsabilità, nesso causale e danno risultano sufficientemente sostenibili e il rapporto tra possibile risultato, costi, tempi e rischi appare ragionevole. Non sempre il percorso migliore è iniziare immediatamente una causa, una strategia può prevedere:
- analisi preliminare;
- acquisizione della documentazione;
- valutazione medico-legale;
- quantificazione del danno;
- individuazione dei responsabili;
- richiesta risarcitoria;
- eventuale trattativa;
- procedimento tecnico preventivo o altra procedura prevista;
- eventuale giudizio.
La Legge 24/2017 prevede, per l’azione civile in materia di responsabilità sanitaria, il ricorso alla consulenza tecnica preventiva ex art. 696-bis c.p.c. come condizione di procedibilità, con possibilità alternativa di ricorrere alla mediazione nei casi previsti. La Corte costituzionale ha sottolineato la funzione sia conciliativa sia tecnico-istruttoria del procedimento.
696-bis e mediazione: qual è la differenza?
Sono strumenti diversi e la scelta va valutata sul caso concreto.
Consulenza tecnica preventiva ex art. 696-bis
È particolarmente significativa nelle controversie sanitarie perché consente di anticipare una valutazione tecnica sulla responsabilità e sul danno, con una possibile finalità conciliativa.
Mediazione
È un procedimento finalizzato alla ricerca di un accordo attraverso l’intervento di un organismo di mediazione.
Perché questa distinzione è importante?
Perché una controversia sanitaria è spesso fortemente tecnica. Prima di arrivare a un giudizio completo può essere strategicamente utile ottenere una valutazione che chiarisca se esiste realmente un problema sanitario risarcibile e quale sia il suo valore.
Quando può essere ragionevole non fare causa?
Può essere ragionevole non procedere, oppure approfondire ulteriormente prima di farlo, quando:
- non emerge una condotta concretamente censurabile;
- il nesso causale è molto debole;
- il danno è minimo rispetto ai costi prevedibili;
- la documentazione è insufficiente e non recuperabile;
- la complicanza risulta compatibile con una prestazione corretta;
- il danno sarebbe comunque probabilmente avvenuto;
- esistono problemi rilevanti di prescrizione;
- una proposta transattiva ragionevole consente di evitare un contenzioso sproporzionato.
Dire a un cliente che il caso non è sufficientemente solido può essere parte della buona assistenza legale tanto quanto decidere di agire.
Cosa fare subito dopo un possibile caso di malasanità
1. Ricostruisci la cronologia – Scrivi date, strutture, medici, esami, interventi, sintomi e conseguenze.
2. Conserva la documentazione – Non limitarti ai referti che ritieni favorevoli.
3. Richiedi la documentazione sanitaria mancante – La ricostruzione completa può essere decisiva.
4. Non alterare o manipolare gli originali – Conserva gli originali e lavora su copie quando possibile.
5. Verifica rapidamente i termini – Soprattutto se l’evento è risalente.
6. Valuta il caso con un professionista – Quando la questione presenta profili tecnici, è utile una valutazione coordinata tra legale e medico-legale.
Cosa non fare prima di chiedere assistenza
Alcuni comportamenti possono complicare inutilmente la gestione del caso. È prudente evitare di:
- firmare frettolosamente rinunce o quietanze;
- accettare una proposta transattiva senza comprenderne gli effetti;
- inviare comunicazioni accusatorie impulsive;
- pubblicare sui social dettagli o documenti della controversia;
- eliminare messaggi o documentazione;
- affidarsi a valutazioni online come sostituto di un’analisi tecnica;
- aspettare mesi prima di affrontare una possibile questione di prescrizione.
L’obiettivo non è “costruire una causa” a tutti i costi, ma conservare correttamente gli elementi utili per capire se una causa esiste davvero.
Consenso informato: può esserci responsabilità anche se l’intervento era tecnicamente corretto?
Sì, il tema del consenso informato è distinto dalla correttezza tecnica dell’intervento.
La Legge 219/2017 stabilisce il principio secondo cui nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito senza il consenso libero e informato della persona, salvo le ipotesi previste dalla legge. La normativa attribuisce inoltre rilievo al tempo della comunicazione tra medico e paziente come tempo di cura.
Questo significa che la domanda: “L’intervento è stato eseguito bene?” non esaurisce necessariamente la valutazione. Può essere necessario chiedersi anche:
- quali informazioni sono state fornite;
- quali rischi erano rilevanti;
- quali alternative terapeutiche esistevano;
- se il paziente era stato messo in condizione di scegliere consapevolmente;
- quale rapporto esiste tra eventuale deficit informativo e danno lamentato.
Il consenso informato non è quindi una semplice firma su un modulo: la valutazione riguarda il processo informativo e il caso concreto.
E se il paziente aveva già una malattia grave?
Una patologia preesistente non esclude automaticamente la responsabilità, ma può rendere più complessa la prova del nesso causale. Bisogna distinguere:
danno causato dalla malattia → danno causato dalla condotta sanitaria → aggravamento attribuibile alla condotta sanitaria.
Esempio
Un paziente presenta una patologia oncologica già avanzata e sostiene che un ritardo diagnostico abbia peggiorato la situazione.
La domanda non è semplicemente: “La diagnosi è arrivata tardi?”
Ma: “Una diagnosi tempestiva avrebbe concretamente modificato il percorso terapeutico e il risultato clinico?”
E se il paziente non ha seguito le indicazioni dei medici?
Anche questo elemento deve essere valutato. Una mancata adesione alla terapia può incidere sul rapporto causale o sulla valutazione del danno, ma non significa automaticamente che ogni responsabilità sanitaria venga esclusa. Bisogna capire:
- quali indicazioni erano state date;
- se erano state comprese;
- se erano documentate;
- quale comportamento è stato effettivamente tenuto;
- quale conseguenza ha prodotto;
- se il problema sanitario sarebbe comunque comparso.
E se il danno ha più cause?
È una delle situazioni più frequenti e più difficili. Un danno può dipendere contemporaneamente da:
- malattia originaria;
- fattori individuali;
- età;
- patologie preesistenti;
- comportamento del paziente;
- trattamento sanitario;
- ritardo diagnostico;
- complicanza.
Il compito della valutazione non è sempre trovare una sola causa, ma capire quale ruolo abbia avuto ciascun fattore e se la condotta sanitaria abbia prodotto o aggravato il danno in modo giuridicamente rilevante.
Un caso particolare: infezione ospedaliera
Le infezioni nosocomiali sono un buon esempio di quanto sia importante non fermarsi alla prima impressione. La struttura può essere chiamata a confrontarsi con la ricostruzione delle misure preventive e organizzative adottate.
La Cassazione, nella sentenza n. 6386/2023, ha affrontato proprio il contenuto della prova liberatoria relativa alle infezioni nosocomiali, richiamando numerosi profili organizzativi e preventivi, tra cui disinfezione, sterilizzazione, gestione della biancheria e dei rifiuti, controllo delle infezioni, sorveglianza microbiologica e altri elementi del sistema di prevenzione.
Per il paziente cosa significa?
Non basta dire: “Ho preso un’infezione in ospedale.”
Bisogna cercare di ricostruire quando è comparsa, quale agente è coinvolto, quali condizioni esistevano, quali misure sono documentate e quale danno ne è derivato.
L’assicurazione della struttura può essere coinvolta?
La Legge 24/2017 prevede obblighi assicurativi per strutture sanitarie e professionisti, secondo le diverse situazioni previste dalla normativa. La stessa legge disciplina, a determinate condizioni, l’azione diretta del danneggiato nei confronti dell’assicuratore della struttura.
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 170/2025, ha inoltre affrontato importanti profili relativi all’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile dei sanitari operanti nelle strutture e alla possibilità di coinvolgere l’assicuratore nel contesto previsto dalla normativa.
Non significa però che ogni caso debba essere impostato automaticamente contro la compagnia assicurativa, prima bisogna individuare correttamente:
- struttura;
- professionista;
- tipo di responsabilità;
- copertura applicabile;
- procedura necessaria.
Quanto costa un avvocato per una causa di malasanità?
Il costo può dipendere da:
- complessità del caso;
- valore della controversia;
- attività stragiudiziale;
- consulenza medico-legale;
- eventuale consulenza specialistica;
- procedimento tecnico preventivo;
- mediazione;
- giudizio;
- numero di soggetti coinvolti;
- necessità di impugnazioni o ulteriori fasi.
Prima di affidare l’incarico è utile chiedere con chiarezza:
- quali attività sono comprese;
- quali costi sono prevedibili;
- quali costi possono dipendere da professionisti esterni;
- come vengono gestite eventuali spese processuali;
- quale sarà il percorso previsto.
Quanto tempo ci vuole per ottenere il risarcimento?
Il tempo può dipendere da:
- complessità tecnica;
- reperimento della documentazione;
- consulenza medico-legale;
- disponibilità delle parti;
- trattativa;
- procedimento ex art. 696-bis;
- mediazione;
- tempi del tribunale;
- eventuali impugnazioni.
Un caso può quindi concludersi con un accordo prima del giudizio oppure richiedere un contenzioso molto più lungo.
La domanda più utile non è: “Quanto dura una causa di malasanità?”
ma: “Qual è il percorso più efficiente per arrivare a una definizione del mio caso?”
Come scegliere un professionista per una controversia di malasanità?
È utile verificare se il professionista ha esperienza concreta in:
- responsabilità sanitaria;
- contenzioso civile;
- rapporto con strutture e assicurazioni;
- consulenza medico-legale;
- procedimenti tecnici;
- quantificazione del danno;
- gestione delle controversie complesse.
Cinque domande utili da fare al primo incontro
- Quali sono, secondo lei, i punti forti e deboli del caso?
- Qual è il principale problema causale da dimostrare?
- Quali documenti mancano?
- Quale percorso procedurale ritiene più adatto?
- Quali costi e rischi dovrei considerare prima di procedere?
Un professionista che individua anche le criticità del caso può essere più utile di chi promette semplicemente un risultato.
Gli errori più comuni di chi subisce un possibile caso di malasanità
Aspettare troppo – Soprattutto quando esistono problemi di prescrizione o documentazione.
Cercare soltanto la prova dell’errore – È più utile ricostruire l’intero percorso clinico.
Confondere complicanza ed errore – Un evento avverso non dimostra automaticamente una responsabilità.
Pensare che il responsabile sia sempre il medico – La struttura può avere un ruolo centrale.
Accettare rapidamente una proposta economica – Prima bisogna capire se l’offerta definisce integralmente la controversia e come si rapporta al danno complessivo.
Confondere denuncia penale e richiesta risarcitoria – Sono percorsi differenti e possono avere finalità e presupposti diversi.
Cercare soltanto conferme – Una buona valutazione deve considerare anche le spiegazioni alternative favorevoli alla struttura o al professionista.
La matrice decisionale di un caso di malasanità
| Fattore | Domanda da porsi |
| Responsabilità | La condotta sanitaria è tecnicamente contestabile? |
| Causalità | Ha causato o aggravato il danno? |
| Danno | Quali conseguenze sono concretamente documentate? |
| Prova | Quali elementi consentono di dimostrarlo? |
| Prescrizione | Il diritto è ancora esercitabile? |
| Responsabili | Chi deve essere coinvolto? |
| Quantificazione | Qual è il valore potenziale della controversia? |
| Costi | Quanto può costare tutelare il diritto? |
| Tempi | Quale percorso è realisticamente necessario? |
| Convenienza | Il possibile risultato giustifica costi, tempi e rischi? |
Il percorso dalla prima domanda al possibile risarcimento
FASE 1 — È successo qualcosa di anomalo?
↓
Ricostruzione dei fatti e della documentazione.
FASE 2 — C’è un possibile errore o una condotta contestabile?
↓
Analisi sanitaria e medico-legale.
FASE 3 — Il comportamento ha causato il danno?
↓
Valutazione del nesso causale.
FASE 4 — Qual è il danno?
↓
Quantificazione delle conseguenze.
FASE 5 — Chi è responsabile?
↓
Struttura, sanitario, assicurazione e altri soggetti eventualmente coinvolti.
FASE 6 — Il diritto è ancora esercitabile?
↓
Verifica della prescrizione e degli eventuali atti rilevanti.
FASE 7 — Conviene procedere?
↓
Valutazione di costi, tempi, rischi e possibile risultato.
FASE 8 — Quale strada scegliere?
↓
Trattativa, richiesta risarcitoria, consulenza tecnica preventiva, mediazione o giudizio, secondo il caso.
Quando è il momento giusto per chiedere una consulenza legale?
È particolarmente opportuno approfondire quando:
- il danno è significativo;
- è intervenuto un peggioramento inatteso;
- esiste un dubbio su diagnosi o trattamento;
- sono rimaste conseguenze permanenti;
- si è verificata una complicanza grave;
- è intervenuto un decesso;
- il caso riguarda parto o neonato;
- esiste un sospetto di infezione ospedaliera;
- una diagnosi è arrivata tardivamente;
- una compagnia assicurativa ha già formulato un’offerta;
- l’evento risale a tempo fa;
- la documentazione sanitaria presenta lacune o incongruenze.
Più il caso è complesso, più è utile intervenire prima che la situazione documentale o temporale diventi difficile da recuperare.
FAQ – Domande frequenti sulla malasanità
Che cos’è la malasanità?
È un’espressione comune utilizzata per indicare possibili casi di responsabilità sanitaria. Giuridicamente è necessario verificare la specifica condotta, il danno e il nesso causale.
Un errore medico dà sempre diritto al risarcimento?
No, occorre verificare anche il danno e il rapporto causale tra condotta e conseguenza.
Una complicanza è malasanità?
Non necessariamente, una complicanza può verificarsi anche in presenza di una prestazione corretta.
Posso chiedere un risarcimento se la diagnosi è arrivata tardi?
Sì, in presenza dei presupposti di responsabilità e se il ritardo ha prodotto un danno causalmente rilevante.
Chi paga il risarcimento?
Dipende dal caso e dal regime di responsabilità. Può essere coinvolta la struttura sanitaria, il professionista e, nelle ipotesi previste, l’assicuratore.
Quanto posso ottenere?
Non è possibile stabilirlo senza conoscere entità, durata e conseguenze del danno e senza verificare il rapporto causale con la condotta sanitaria.
Quanto dura una causa?
Non esiste una durata standard, dipende dalla complessità tecnica, dal percorso scelto e dai tempi della procedura.
Quanto costa un avvocato?
Dipende dalla complessità, dal valore e dalle fasi necessarie. È opportuno chiedere preventivamente quali attività e costi sono compresi.
Serve un medico-legale?
Nei casi complessi è spesso essenziale per valutare condotta, causalità e danno.
Posso agire contro il medico e contro l’ospedale?
Può essere possibile, ma bisogna prima verificare il regime di responsabilità e il ruolo concretamente svolto dai diversi soggetti.
Posso agire contro l’assicurazione?
La normativa prevede, a determinate condizioni, un’azione diretta nei confronti dell’assicuratore della struttura. La concreta procedibilità e la strategia devono essere valutate sul caso.
Se l’evento è avvenuto molti anni fa è troppo tardi?
Non necessariamente, la prescrizione deve essere verificata in concreto.
Una firma sul consenso informato esclude la responsabilità?
No, il consenso informato e la correttezza tecnica della prestazione sono questioni distinte.
Se avevo già una malattia posso comunque chiedere un risarcimento?
Sì, se la condotta sanitaria ha causato o aggravato un danno secondo i criteri applicabili. La patologia preesistente può però rendere più complessa la prova del nesso causale.
È sempre conveniente fare causa?
No, la decisione deve considerare forza del caso, valore del danno, costi, tempi e rischi.
Hai un possibile caso di malasanità?
Se hai subito un danno dopo una diagnosi, un intervento, una terapia, un ricovero o un’altra prestazione sanitaria, il primo passo non è necessariamente iniziare una causa. Può essere più utile partire dalla valutazione dei documenti e dalla ricostruzione del caso.
Se disponi già di cartella clinica, referti, lettere di dimissione, esami o altra documentazione, una consulenza legale e, quando necessario, medico-legale può aiutarti a capire:
- quali aspetti meritano approfondimento;
- se esiste un possibile profilo di responsabilità;
- quale sia il principale problema causale;
- quali documenti manchino;
- quali soggetti possano essere coinvolti;
- quali siano i possibili percorsi;
- se procedere sia effettivamente conveniente.
L’obiettivo non è promettere un risultato. È capire, prima di affrontare costi e tempi di una controversia, quanto il caso sia realmente sostenibile.
Fonti normative e giurisprudenziali essenziali
La presente guida è costruita principalmente sulla normativa italiana in materia di responsabilità sanitaria e sulle principali fonti istituzionali utilizzate per gli approfondimenti.
- Legge 8 marzo 2017, n. 24 (Legge Gelli-Bianco) — sicurezza delle cure, responsabilità sanitaria, assicurazione e strumenti processuali.
- Legge 22 dicembre 2017, n. 219 — consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento.
- DPR 13 gennaio 2025, n. 12 — Tabella Unica Nazionale per le lesioni di non lieve entità, applicabile anche ai danni derivanti dall’attività sanitaria.
- Corte costituzionale, sentenza n. 87/2021 — natura e funzione della consulenza tecnica preventiva ex art. 696-bis c.p.c. nelle controversie di responsabilità sanitaria.
- Corte costituzionale, sentenza n. 170/2025 — profili dell’assicurazione obbligatoria e dell’azione nei confronti dell’assicuratore della struttura sanitaria.
- Cassazione civile, sentenza n. 6386/2023 — responsabilità per infezioni nosocomiali e contenuto della prova relativa alle misure preventive.
Trova un avvocato nella tua città
- Agrigento
- Alessandria
- Ancona
- Ascoli Piceno
- Avellino
- Bari
- Barletta-Andria-Trani
- Benevento
- Bergamo
- Bologna
- Brescia
- Brindisi
- Cagliari
- Campobasso
- Caserta
- Catania
- Como
- Cosenza
- Cuneo
- Enna
- Fermo
- Firenze
- Foggia
- Frosinone
- Genova
- Isernia
- La Spezia
- Lecce
- Lucca
- Macerata
- Massa-Carrara
- Messina
- Milano
- Napoli
- Nuoro
- Padova
- Parma
- Pavia
- Pistoia
- Potenza
- Roma
- Salerno
- Sassari
- Savona
- Siracusa
- Teramo
- Terni
- Torino
- Trapani
- Treviso
- Udine
- Verona
- Vibo Valentia
Storie dei nostri utenti
Vuoi conoscere alcune storie di successo dei nostri utenti?
