Quando un cliente non paga una fattura, il problema non è soltanto contabile. Un credito commerciale può incidere sulla liquidità dell’impresa, sui rapporti con i fornitori e sulla capacità di programmare investimenti e pagamenti.
La prima domanda, quindi, non dovrebbe essere soltanto “come faccio a farmi pagare?”, ma:
Il credito è effettivamente esigibile, il debitore ha beni o disponibilità aggredibili e quale strumento consente di recuperarlo con un rapporto ragionevole tra tempi, costi e risultato atteso?
Il recupero di un credito commerciale può richiedere strumenti stragiudiziali o giudiziali, all’interno del più ampio quadro del diritto commerciale.
In molti casi si può iniziare con un sollecito o con una richiesta formale di pagamento. Se il debitore non collabora, può diventare opportuno valutare il recupero stragiudiziale, il decreto ingiuntivo e, se necessario, l’esecuzione forzata. Ma ottenere un titolo giudiziale e recuperare materialmente il denaro sono due problemi diversi.
Recupero crediti: il percorso in breve
La strategia dipende soprattutto da quattro elementi: esistenza del credito, esigibilità, contestazioni del debitore e situazione patrimoniale di quest’ultimo. In termini pratici:
- la fattura è appena scaduta e il rapporto è regolare: può essere sufficiente un sollecito;
- il cliente non risponde o rinvia continuamente il pagamento: può essere utile formalizzare la richiesta e valutare il recupero stragiudiziale;
- il credito è documentato, determinato ed esigibile: si può valutare il decreto ingiuntivo;
- il cliente contesta la prestazione, l’importo o la causa del debito: prima di agire occorre analizzare la contestazione;
- il debitore propone un’opposizione al decreto ingiuntivo: il problema diventa una vera controversia sulla fondatezza del credito;
- esiste già un titolo ma il debitore non paga: occorre valutare l’esecuzione forzata;
- il debitore è privo di beni o presenta gravi difficoltà finanziarie: bisogna stimare la concreta recuperabilità prima di sostenere ulteriori costi;
- il rapporto commerciale è importante: una soluzione rateale o transattiva può avere valore anche superiore alla rapidità dell’azione giudiziale.
La domanda decisiva, quindi, non è sempre “posso fare causa?”, ma “quale percorso aumenta realmente le possibilità di incasso senza generare costi sproporzionati?”
Quando si può parlare di credito esigibile
Non basta che esista una fattura, per parlare di un credito concretamente azionabile occorre verificare, caso per caso, almeno:
- da quale contratto o rapporto nasce il credito;
- quale prestazione è stata eseguita;
- se la prestazione è stata accettata o contestata;
- quale importo è effettivamente dovuto;
- quale termine di pagamento era previsto;
- se il termine è scaduto;
- se esistono condizioni contrattuali che incidono sull’esigibilità;
- se il debitore ha sollevato contestazioni;
- quali documenti consentono di dimostrare il rapporto.
Fattura non pagata e credito non sono la stessa cosa
Questo è uno degli errori più frequenti nel recupero crediti aziendale. Una fattura dimostra l’esistenza di una richiesta di pagamento, ma la posizione giuridica deve essere ricostruita anche attraverso il rapporto sottostante: contratto, ordine, consegna, prestazione, accettazione, eventuali contestazioni e comunicazioni tra le parti.
Ad esempio, una società emette una fattura da 40.000 euro per una fornitura. Se il cliente non paga perché sostiene che una parte della merce sia difettosa, il problema non è più semplicemente “fattura insoluta”. Occorre verificare la contestazione, la documentazione della consegna, le condizioni contrattuali e l’eventuale entità dell’inadempimento.
Al contrario, se la fornitura è stata integralmente consegnata, non vi sono contestazioni e il termine di pagamento è scaduto, la posizione può essere molto più lineare.
Un punto importante per le fatture elettroniche
Per determinati crediti relativi a somministrazioni, forniture e prestazioni di servizi, l’art. 634 c.p.c. prevede oggi espressamente che costituiscano prova scritta idonea anche le fatture elettroniche trasmesse attraverso il Sistema di interscambio.
La modifica è stata introdotta dal d.lgs. 31 ottobre 2024, n. 164. Questo non significa che ogni fattura non pagata dia automaticamente diritto a un decreto ingiuntivo: restano da verificare i presupposti del credito, la sua esigibilità e l’adeguatezza della documentazione nel caso concreto.
Cosa fare se un cliente non paga
Il recupero di una fattura insoluta dovrebbe essere gestito per fasi, evitando sia di aspettare troppo sia di iniziare immediatamente un contenzioso quando esiste una soluzione più semplice.
1. Verificare la posizione
Prima di contattare il debitore conviene ricostruire:
- importo della fattura;
- data di emissione;
- scadenza;
- contratto o ordine di riferimento;
- documenti di consegna;
- prove dell’esecuzione della prestazione;
- eventuali contestazioni;
- precedenti solleciti;
- eventuali pagamenti parziali;
- interessi applicabili;
- situazione complessiva del rapporto commerciale.
Questa verifica evita un errore frequente: chiedere il pagamento di una somma che il debitore può contestare con elementi documentali.
2. Inviare un sollecito
Il sollecito è normalmente una richiesta di pagamento che mira a ottenere un adempimento senza irrigidire immediatamente il rapporto. Può essere appropriato quando:
- il ritardo è recente;
- il cliente ha una storia di pagamenti regolari;
- non risultano contestazioni;
- sembra trattarsi di un problema amministrativo;
- il rapporto commerciale è importante.
Un sollecito efficace dovrebbe indicare con chiarezza la fattura, l’importo, la scadenza e il termine entro cui effettuare il pagamento.
3. Valutare una diffida
La diffida ha una funzione diversa, non è semplicemente un sollecito più aggressivo: serve a formalizzare la pretesa e, a seconda del contenuto e dei presupposti, può assumere specifici effetti giuridici. È particolarmente utile quando il debitore non risponde, continua a rinviare il pagamento oppure è necessario fissare con precisione la posizione del creditore.
La redazione deve essere coerente con la situazione concreta: una comunicazione generica o formulata in modo improprio può non produrre gli effetti che il creditore si aspetta.
Sollecito, diffida e recupero stragiudiziale: non sono sinonimi
È utile mantenere una distinzione molto netta:
| Strumento | Funzione principale |
| Sollecito | Chiedere il pagamento e verificare se il ritardo è risolvibile senza conflitto |
| Diffida | Formalizzare la pretesa e intimare l’adempimento secondo le modalità giuridicamente appropriate |
| Recupero stragiudiziale | Gestire complessivamente la trattativa per ottenere il pagamento senza arrivare, se possibile, al giudizio |
| Decreto ingiuntivo | Ottenere un provvedimento giudiziale quando ricorrono i presupposti |
| Esecuzione forzata | Aggredire il patrimonio del debitore quando esiste un titolo esecutivo e il pagamento non avviene spontaneamente |
Questa distinzione è importante perché il recupero stragiudiziale non coincide con una singola lettera: è una strategia che può comprendere solleciti, diffide, trattative, riconoscimenti del debito e piani di rientro.
Recupero crediti stragiudiziale: quando può funzionare
Il recupero stragiudiziale può essere particolarmente utile quando il debitore:
- riconosce il debito;
- ha liquidità ma sta gestendo un temporaneo squilibrio;
- vuole mantenere il rapporto commerciale;
- propone un pagamento parziale immediato;
- accetta un piano di rientro realistico.
Un piano di rientro può essere una soluzione concreta
Supponiamo che un cliente debba 40.000 euro e proponga:
- 10.000 euro immediatamente;
- 5.000 euro al mese per sei mesi.
La proposta non dovrebbe essere valutata soltanto in termini di “accetto o faccio causa?”, bisogna chiedersi:
- il cliente ha già effettuato il primo pagamento?
- riconosce formalmente il debito?
- il piano è sostenibile?
- sono previste garanzie?
- cosa succede in caso di mancata rata?
- il pagamento rateale fa perdere tempo utile?
- esiste un rischio concreto che nel frattempo il debitore diventi insolvente?
In alcuni casi un piano adeguatamente strutturato può ridurre costi e tempi. In altri, accettare rate senza garanzie può semplicemente rinviare il problema.
Quando ricorrere al decreto ingiuntivo
Il decreto ingiuntivo può essere valutato quando il credito presenta i presupposti richiesti dalla legge e dispone di una documentazione idonea. La logica è diversa rispetto a una causa ordinaria iniziata da zero: il creditore chiede al giudice un’ingiunzione di pagamento sulla base della documentazione prodotta. Per un’impresa che deve recuperare una fattura commerciale, può rappresentare uno degli strumenti centrali del recupero giudiziale.
Prima di chiederlo, però, bisogna controllare tre cose:
1. Il credito è effettivamente dovuto? – Se esiste una contestazione seria sulla prestazione, l’utilità del procedimento monitorio deve essere valutata con maggiore attenzione.
2. La documentazione è sufficiente? – Contratto, ordine, fattura, documenti di consegna, corrispondenza e riconoscimenti del debito possono avere un peso diverso a seconda del rapporto.
3. Il debitore è solvibile? – Questo è il punto che spesso viene trascurato. Un decreto ingiuntivo può accertare e rendere azionabile il credito, ma non crea denaro nel patrimonio del debitore.
Quando valutare il decreto ingiuntivo
Credito documentato + scaduto + non contestato + debitore apparentemente solvibile
→ il decreto ingiuntivo può essere una strada da valutare.
Credito contestato o documentazione incompleta
→ prima occorre analizzare la controversia e la prova del credito.
Debitore apparentemente insolvente
→ prima di sostenere ulteriori costi è opportuno verificare la concreta possibilità di recupero.
Debitore disponibile a pagare con un piano serio e garantito
→ può essere utile confrontare economicamente accordo e azione giudiziale.
Il punto non è quindi scegliere automaticamente il procedimento più rapido sulla carta, ma confrontare titolo, tempi, costi e probabilità concreta di incasso.
Cosa succede dopo il decreto ingiuntivo
L’emissione del decreto non significa necessariamente che il debitore pagherà. Dopo la notifica possono verificarsi scenari differenti.
Il debitore paga – È lo scenario più semplice: il procedimento raggiunge il suo obiettivo senza ulteriori attività esecutive.
Il debitore non paga e non si oppone – In presenza dei relativi presupposti, il decreto può diventare esecutivo e il creditore può valutare l’esecuzione forzata.
Il debitore propone opposizione – Qui cambia la natura pratica del problema.
L’opposizione al decreto ingiuntivo dà luogo a un giudizio di cognizione nel quale viene esaminata la fondatezza della pretesa creditoria e delle difese del debitore. La Corte di Cassazione ha più volte ricondotto il giudizio di opposizione a un ordinario giudizio di cognizione; le Sezioni Unite hanno ribadito questa impostazione anche nella giurisprudenza più recente.
L’opposizione non significa automaticamente che il credito non esista
Questo è un passaggio importante per chi gestisce un recupero crediti aziendale. Il debitore può opporsi sostenendo, ad esempio:
- di aver già pagato;
- che la prestazione non è stata eseguita;
- che la merce era difettosa;
- che l’importo richiesto è errato;
- che il credito non era ancora esigibile;
- che esistono compensazioni;
- che il contratto contiene condizioni diverse da quelle sostenute dal creditore.
La strategia difensiva dipenderà dalla specifica contestazione e dalla documentazione disponibile.
Quanto tempo serve per recuperare un credito
Una sequenza tipica può essere:
scadenza → sollecito → diffida → trattativa → eventuale decreto ingiuntivo → eventuale opposizione → eventuale esecuzione.
Il tempo complessivo dipende dal comportamento del debitore, dal tipo di documentazione, dall’eventuale opposizione e dalla necessità di procedere esecutivamente.
Per questo è rischioso promettere a un’impresa che una determinata fattura verrà recuperata entro un numero preciso di giorni. Una valutazione professionale dovrebbe invece distinguere almeno:
- tempo per ottenere una reazione del debitore;
- tempo per ottenere un eventuale titolo;
- tempo per iniziare l’esecuzione;
- tempo necessario per arrivare concretamente all’incasso.
Cosa fare se il debitore non paga comunque
Se il debitore non paga spontaneamente e il creditore dispone di un titolo esecutivo, si può valutare l’esecuzione forzata. La possibilità concreta di recuperare il denaro dipende però dal patrimonio del debitore. Tra le informazioni rilevanti possono rientrare:
- conti e disponibilità aggredibili;
- crediti verso terzi;
- beni mobili;
- beni immobili;
- rapporti commerciali;
- altri elementi patrimoniali utili.
Per questo ottenere un titolo non equivale a recuperare automaticamente il credito. Un credito di 50.000 euro nei confronti di un’impresa patrimonialmente capiente può avere una prospettiva molto diversa rispetto allo stesso credito vantato verso un soggetto privo di beni utilmente aggredibili.
Quanto costa il recupero crediti
Il costo dipende dal percorso scelto: una gestione stragiudiziale può richiedere attività limitate se il debitore riconosce il debito e paga rapidamente. Il costo può aumentare quando sono necessarie:
- diffide articolate;
- trattative;
- accordi transattivi;
- piani di rientro;
- ricorso per decreto ingiuntivo;
- attività conseguenti a un’opposizione;
- procedure esecutive.
Anche gli importi dovuti a titolo di contributo unificato, diritti, notifiche, compensi professionali e ulteriori attività devono essere valutati nel caso concreto.
Un esempio economico
Supponiamo un credito commerciale di 20.000 euro. Se il debitore paga dopo un sollecito, il costo del recupero può rimanere contenuto. Se invece:
- serve una diffida;
- viene avviato un procedimento monitorio;
- il debitore propone opposizione;
- diventa necessaria un’attività giudiziale più lunga;
- e infine occorre procedere all’esecuzione,
il costo complessivo può crescere significativamente.
Questo significa che, soprattutto per crediti di importo contenuto, la domanda corretta non è semplicemente: “Posso recuperare 20.000 euro?”
ma: “Qual è il costo complessivo necessario per tentare di recuperare 20.000 euro e quanto è concreta la possibilità di incasso?”
La quantificazione precisa deve essere fatta sulla base dell’attività effettivamente necessaria e del valore della controversia.
Interessi e spese recuperabili
Nelle transazioni commerciali tra imprese o tra imprese e pubbliche amministrazioni può trovare applicazione il d.lgs. 231/2002 sui ritardi di pagamento.
La disciplina prevede, in presenza dei relativi presupposti, interessi moratori e stabilisce le regole per la loro decorrenza e determinazione. Il decreto definisce le transazioni commerciali come i contratti tra imprese o tra imprese e pubbliche amministrazioni che comportano la consegna di merci o la prestazione di servizi contro pagamento di un prezzo.
Gli interessi non devono però essere calcolati in modo automatico senza verificare:
- natura del rapporto;
- data di scadenza;
- eventuali termini contrattuali;
- disciplina applicabile;
- eventuali pagamenti parziali;
- periodo di ritardo.
Anche le spese sostenute per il recupero devono essere valutate secondo le regole applicabili: non tutto ciò che il creditore spende viene necessariamente trasferito integralmente sul debitore.
Un caso pratico di recupero credito B2B
Immaginiamo una società che vanta un credito di 40.000 euro nei confronti di un cliente. La fattura è scaduta da 60 giorni, la fornitura è stata consegnata, non risultano contestazioni e il cliente continua a promettere il pagamento.
Scenario 1: il cliente ha semplicemente un ritardo amministrativo
Un sollecito documentato può essere sufficiente: l’obiettivo è incassare senza compromettere inutilmente un rapporto commerciale ancora sano.
Scenario 2: il cliente smette di rispondere
Diventa ragionevole formalizzare la posizione e valutare il recupero stragiudiziale. Se non arriva alcuna risposta, si può esaminare la possibilità di un procedimento monitorio.
Scenario 3: il cliente contesta la fornitura
Il recupero non può essere trattato come una semplice fattura insoluta, bisogna verificare:
- contratto;
- ordine;
- documenti di consegna;
- qualità della merce;
- eventuali reclami;
- tempi delle contestazioni;
- responsabilità delle parti.
A questo punto la questione può trasformarsi in una controversia commerciale.
Scenario 4: il cliente riconosce il debito ma dichiara di non avere liquidità
Il problema diventa soprattutto economico, potrebbe essere opportuno confrontare:
- pagamento immediato parziale;
- piano di rientro;
- garanzia;
- riconoscimento scritto del debito;
- azione giudiziale;
- prospettive di esecuzione.
La scelta dipende dalla reale situazione patrimoniale e dalla struttura del rapporto.
Quanto si può recuperare realmente?
L’importo teoricamente dovuto può comprendere:
capitale + interessi applicabili + eventuali ulteriori somme riconoscibili + spese recuperabili secondo legge.
Ma l’importo che il creditore riuscirà effettivamente a incassare dipende anche dalla solvibilità del debitore. Per questo è utile distinguere tra:
Recuperabilità giuridica – Il credito esiste, è esigibile e può essere fatto valere.
Recuperabilità patrimoniale – Il debitore possiede risorse o beni sui quali il creditore può concretamente soddisfarsi.
Le due cose possono non coincidere: un credito perfettamente documentato può essere difficilissimo da recuperare se il debitore è privo di patrimonio aggredibile.
Quando conviene non fare causa
Non sempre l’azione giudiziale è economicamente conveniente, può essere opportuno valutare una soluzione diversa quando:
- il credito è di importo ridotto;
- il debitore è realmente disponibile a pagare;
- esiste una contestazione che rende incerto l’esito;
- i costi della controversia sono elevati rispetto al credito;
- il debitore appare privo di beni;
- un accordo consente di ottenere una parte significativa della somma in tempi brevi;
- il rapporto commerciale ha un valore strategico.
Al contrario, attendere indefinitamente può essere controproducente quando il debitore non collabora, il credito è documentato e vi sono segnali di deterioramento della situazione patrimoniale.
La valutazione deve quindi mettere sullo stesso piano diritto, tempi, costi e concreta possibilità di incasso.
Recupero crediti e prescrizione
Il codice civile prevede una prescrizione ordinaria decennale, salvo che la legge stabilisca termini diversi per specifiche categorie di diritti. La verifica del termine applicabile deve quindi essere effettuata in relazione alla natura del credito e agli eventuali atti rilevanti ai fini della prescrizione.
Questo è uno dei motivi per cui è rischioso limitarsi a inviare periodicamente semplici email commerciali senza verificare la loro effettiva rilevanza giuridica. Se il credito è risalente, è opportuno ricostruire con precisione:
- data di scadenza;
- eventuali riconoscimenti del debito;
- pagamenti parziali;
- richieste formali;
- eventuali atti giudiziali;
- eventuali fatti interruttivi della prescrizione.
Quali documenti servono per recuperare un credito
Prima di rivolgersi a un avvocato è utile raccogliere in un unico fascicolo:
- contratto;
- ordine o conferma d’ordine;
- fatture;
- documentazione elettronica;
- documenti di trasporto;
- prove di consegna;
- rapporti di intervento o di prestazione;
- email e messaggi;
- contestazioni del cliente;
- solleciti già inviati;
- eventuali pagamenti parziali;
- riconoscimenti del debito;
- eventuali proposte di rateizzazione;
- dati utili sulla situazione del debitore.
Più è chiara la ricostruzione cronologica, più rapidamente è possibile capire se si tratta di un semplice insoluto o di una vera controversia commerciale.
Errori frequenti nel recupero crediti
Aspettare troppo – La speranza che il cliente paghi spontaneamente può trasformarsi in mesi di ritardo.
Confondere fattura e prova completa del credito – La fattura è importante, ma il rapporto sottostante deve essere ricostruito.
Inviare solleciti senza strategia – Decine di email generiche possono avere meno utilità di una comunicazione formalmente corretta e inserita in un percorso coerente.
Fare causa senza verificare la solvibilità – Ottenere una decisione favorevole non garantisce l’incasso.
Accettare rateizzazioni senza tutele – Un piano di rientro deve essere valutato anche in relazione alle conseguenze dell’eventuale mancato pagamento.
Ignorare le contestazioni del debitore – Una contestazione documentata può cambiare radicalmente la strategia.
Considerare il decreto ingiuntivo come il punto di arrivo – Il decreto può essere uno strumento per arrivare all’incasso, ma in caso di mancato pagamento può essere necessario proseguire con l’esecuzione.
Recupero crediti B2B e rapporti con i consumatori: attenzione alla differenza
Il recupero di un credito commerciale tra imprese presenta caratteristiche diverse rispetto al recupero di un credito nei confronti di un consumatore.
Nel B2B assumono particolare rilievo:
- contratto commerciale;
- fatturazione;
- termini di pagamento;
- interessi moratori;
- ordini e consegne;
- documentazione contabile;
- rapporti continuativi tra imprese.
Quando invece il debitore è un consumatore, possono entrare in gioco ulteriori regole a tutela della parte non professionale. Per questo la strategia di recupero non dovrebbe essere costruita utilizzando indistintamente lo stesso modello per ogni debitore.
Quando rivolgersi a un avvocato esperto in recupero crediti
L’intervento di un avvocato può essere utile già prima dell’azione giudiziale, soprattutto quando occorre decidere quale percorso sia economicamente e giuridicamente più efficace.
Un avvocato esperto può occuparsi, in particolare, di:
- verificare l’esistenza e l’esigibilità del credito;
- analizzare contratto e documentazione;
- valutare le contestazioni;
- predisporre una diffida;
- gestire la trattativa stragiudiziale;
- valutare la convenienza di un piano di rientro;
- verificare i presupposti del decreto ingiuntivo;
- gestire un’eventuale opposizione;
- valutare le iniziative esecutive;
- stimare costi e tempi del percorso;
- individuare eventuali criticità sulla solvibilità del debitore.
Il valore della consulenza legale non consiste quindi soltanto nel “fare causa”, spesso consiste nel decidere se farla, quando farla e con quale strumento.
Recupero crediti: le domande da porsi prima di agire
Prima di iniziare una procedura, un’impresa dovrebbe riuscire a rispondere almeno a queste domande:
Il credito esiste realmente? – Qual è il rapporto da cui deriva e quali documenti lo dimostrano?
È già esigibile? – La scadenza è maturata? Esistono condizioni sospensive o altre condizioni contrattuali?
Il cliente contesta il debito? – Se sì, la contestazione è generica oppure supportata da elementi concreti?
Quanto posso realisticamente recuperare? – Non soltanto quanto è scritto sulla fattura, ma quanto è concretamente recuperabile dal patrimonio del debitore.
Quanto mi costerà il recupero? – Occorre considerare il percorso effettivo, non soltanto il primo atto.
Quanto tempo può richiedere? – Sollecito, trattativa, decreto, opposizione ed esecuzione possono avere tempi differenti.
Conviene ancora mantenere il rapporto commerciale? – Per alcuni crediti il valore del rapporto futuro può essere rilevante quanto quello dell’insoluto attuale.
Il debitore è solvibile? – È una delle informazioni più importanti prima di investire ulteriori risorse.
FAQ – Domande frequenti sul recupero crediti
Occorre innanzitutto verificare che il credito sia effettivamente dovuto ed esigibile. A seconda della situazione si può procedere con sollecito, diffida, recupero stragiudiziale e, se ricorrono i presupposti, con decreto ingiuntivo ed eventuale esecuzione.
Non esiste un numero di giorni uguale per ogni credito. In linea generale occorre che il credito sia esigibile e che siano presenti i presupposti per il procedimento monitorio.
Si apre un giudizio di cognizione nel quale viene esaminata la fondatezza del credito e delle difese del debitore. Non si tratta semplicemente di una verifica formale del decreto.
Nelle transazioni commerciali possono trovare applicazione gli interessi moratori previsti dal d.lgs. 231/2002, secondo le condizioni stabilite dalla normativa e dal contratto.
No, il titolo consente di agire, ma l’effettivo incasso dipende anche dalla situazione patrimoniale del debitore.
No, la convenienza dipende da importo del credito, documentazione, contestazioni, costi, tempi e solvibilità del debitore.
Dipende dalle attività necessarie: un sollecito e una trattativa possono avere costi molto diversi rispetto a un procedimento monitorio seguito da opposizione ed esecuzione.
Non esiste un termine unico, il pagamento può arrivare rapidamente dopo un sollecito, mentre un credito contestato e seguito da giudizio ed esecuzione può richiedere tempi significativamente più lunghi.
Anche in presenza di un credito valido e di un titolo esecutivo, l’assenza di patrimonio utilmente aggredibile può rendere difficile o antieconomico il recupero effettivo.
Checklist: cosa fare quando un cliente non paga
Se hai una fattura insoluta, puoi partire da questa sequenza:
- verifica contratto, ordine e fattura;
- controlla la scadenza;
- verifica eventuali contestazioni;
- raccogli le prove della prestazione o della consegna;
- calcola capitale e interessi eventualmente dovuti;
- invia un sollecito mirato;
- se necessario, formalizza la richiesta con una diffida;
- valuta una soluzione stragiudiziale o un piano di rientro;
- se il credito è documentato ed esigibile, valuta il decreto ingiuntivo;
- se il debitore non paga, considera le iniziative esecutive;
- prima di sostenere costi ulteriori, verifica la solvibilità del debitore;
- valuta tempi, costi e possibile incasso prima di scegliere la strategia.
Recupero crediti: quando serve una consulenza legale
Una consulenza legale può essere utile soprattutto quando il credito è significativo, il debitore non collabora, esistono contestazioni oppure occorre decidere se procedere giudizialmente.
L’obiettivo non è necessariamente arrivare a una causa, ma individuare, caso per caso, il percorso più coerente tra recupero stragiudiziale, accordo, decreto ingiuntivo, giudizio ed eventuale esecuzione.
Se hai un credito commerciale non pagato, il primo passo utile è ricostruire documenti, scadenze, contestazioni e situazione del debitore. Da questi elementi si può capire quale strategia di recupero sia concretamente praticabile.
